Contesto normativo e fiscale                                 dei patrimoni artisitici

Nel contesto internazionale, il mondo dell'arte suscita un sempre maggiore interesse tanto per privati collezionisti, quanto per alcune realtà imprenditoriali, dal momento che, specie per quanto concerne l'arte moderna e contemporanea, essa è ormai considerata in termini di "bene rifugio", ovvero come un asset alternativo e decorrelato dalle attività finanziarie e immobiliari. Ciò nonostante, nel nostro Paese, gli investitori continuano a manifestare un atteggiamento particolarmente "prudente" nei confronti del mercato dell'arte, settore ancora poco esplorato in ambito nazionale. 

TASSAZIONE



  • Per quanto concerne gli aspetti tributari relativi alla vendita di opere d'arte, la disciplina si presenta particolarmente complessa, dovendosi anzitutto distinguere l'eventualità in cui le operazioni in oggetto siano effettuate da un soggetto qualificabile come "collezionista" ovvero come "mercante d'arte" (ossia "imprenditore"). Ancor più complesso, inoltre, è il caso in cui a realizzare investimenti in opere artistiche siano imprese ovvero soggetti professionisti.
  • Per quanto specificamente riguarda la disciplina concernente l'IVA, deve anzitutto segnalarsi che l'aliquota generalmente applicata è quella ordinaria, attualmente pari al 22 per cento. Tuttavia, in alcune ipotesi, deve applicarsi l'aliquota ridotta pari al 10 per cento. Si tratta, in particolare, dell'eventualità in cui la cessione dell'opera sia effettuata direttamente dall'artista (ovvero dai suoi eredi o legatari) e nel caso delle importazioni. Esiste infine un particolare regime IVA, ossia il c.d. regime del margine, applicabile con riferimento a soggetti qualificabili come "operatori professionali".

LIBERA CIRCOLAZIONE


Nell'ordinamento italiano non è contemplata una disciplina specifica per quanto concerne la vendita delle opere d'arte. Ne consegue pertanto che, al fine di individuare la normativa applicabile, dovrà anzitutto tenersi in considerazione la disciplina dettata dal Codice civile con riferimento, in generale, alla "vendita" nonché, qualora la cessione dell'opera sia realizzata da un soggetto "professionista" nei confronti di un soggetto "consumatore", la normativa contenuta all'interno del Codice del consumo. Da ultimo, dovrà farsi riferimento a quanto previsto dal Titolo I, Parte II, del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (c.d. Codice dei beni culturali e del paesaggio) ove la disciplina della circolazione nazionale ed internazionale dei beni artistici si differenzia in virtù della circostanza che l'opera d'arte sia stata o meno oggetto di dichiarazione di interesse culturale e in ragione del fatto che si tratti di un'opera realizzata da un autore vivente ovvero da un autore non vivente e la cui esecuzione non risalga a più di settant'anni. Proprio la modifica di tale arco temporale, recentemente avvenuta ad opera della l. 4 agosto 2017, n. 124 (che ha "allungato" l'originario termine di cinquant'anni) risponde all'esigenza di facilitare la circolazione delle opere d'arte meno antiche.


DIRITTO DI SEGUITO


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Nell'ambito della circolazione delle opere artistiche assume un'importanza peculiare il c.d. "diritto di seguito", disciplinato all'interno della Legge sul diritto d'autore. Tale diritto, che spetta all'autore di un'opera d'arte figurativa, riconosce a quest'ultimo il diritto di percepire un compenso sull'ammontare di ciascuna vendita, successiva alla prima dell'originale opera d'arte realizzata. Si tratta di un diritto inalienabile e irrinunciabile, la cui durata è pari alla vita dell'autore stesso e si estende altresì per i settant'anni successivi alla sua morte. Dal punto di vista fiscale, il diritto di seguito potrà essere ricompreso, in via alternativa, fra i redditi tipici o atipici di lavoro autonomo ovvero tra i redditi diversi. Diversamente, ai fini dell'IVA, il diritto di seguito "erogato" all'autore non integra il presupposto della suddetta imposta.